Pupino Samonà sul Memoriale di Auschwitz

"Quando mi venne richiesto da Nelo Risi di studiare una soluzione pittorica per uno spazio dedicato al perenne ricordo dei deportati italiani ad Auschwitz, mi dichiarai subito disponibile, per testimoniare il mio orrore contro ogni forma di prepotenza e di sopraffazione.

Pensavo fosse facile, ma non fu così. Presi visione dei documenti dell'epoca (deposizioni, testimonianze, fotografie) e ne rimasi sconvolto. Scoprii con sgomento l'inadeguatezza del mezzo espressivo a mia disposizione, che non avrebbe mai potuto esprimere appieno l'orrore della tragedia umana di cui via via diventavo sempre più cosciente. Qualunque soluzione, realistico-descrittiva o astratta o espressionistica, sarebbe inevitabilmente scivolata in un lirismo che mi sembrava irriverente.

Decisi di liberarmi di ogni forma espressiva codificata e ripartire da zero. Il progetto dell'architetto Belgiojoso era un punto di riferimento categorico: una spirale. Spirale che mi si presentava come un vortice ossessivo che annullava tutte le pulsioni positive dell'essere umano.

Cominciai così a immaginare la moltitudine dei

 

 

deportati come raffigurazione di idee, fedi, convinzioni e non come insieme di singoli individui. Come legioni di uomini temporaneamente sconfitti, ma ancora resistenti.

Pensai di intervenire dall'esterno. L’espressività sarebbe stata globale e non particolare, evitando l'intervento personale segno per segno, figura per figura, elemento per elemento. Per fare questo mi ispirai a Brecht, sia nei mezzi espressivi sia nella dinamica storica e nella raffigurazione.

Scelsi colori di sicura resistenza, ma di nessuna preziosità, così che il gioco delle luci positive e negative fosse il più, schematico e povero possibile. Il disegno delle figure doveva essere accennato e presente solo nello spazio comune all'insieme e non al personaggio. Cancellato ma non annullato nel proseguimento del lavoro: figura più cancellazione più figura più cancellazione, all'infinito. I corpi e i volti divennero diafani e incorporei, per lasciar intravedere la loro intima sofferenza insieme alla loro grandezza. Le loro fedi e le loro anime divennero colori che contrastavano l'oppressione e l'umiliazione che subivano. A testimoniare per sempre la loro vittoria morale."