Il memorial italiano di Auschwitz

Salvo Ferlito

Nato su proposta dell'Associazione Nazionale Ex Deportati (con l'intento di ricordare il sacrificio degli italiani internati e morti ad Auschwitz), il progetto del Memorial è il frutto della proficua collaborazione fra il prestigioso studio degli architetti BBPR, il pittore Mario (Pupino) Samonà, il musicista Luigi Nono e il poeta Nelo Risi (in qualità di coordinatore),
Muovendo dall'imprescindibile riferimento della drammatica testimonianza letteraria di Primo Levi, gli artefici di questa iniziativa hanno ideato e realizzato - in quel di Auschwitz, fra il 1979 ed il 1980 - una struttura ad andamento elicoidale, in grado di avvolgere interamente i visitatori, sì da stimolarne la riflessione critica attraverso pertinenti suggestioni sinestesiche di carattere visivo e uditivo. Suddiviso in due tronconi (corrispondenti a due ex camerate site all'interno dei primo campo di concentramento), l'allestimento immaginato dai progettisti milanesi prevede una sorta di doppio tunnel decorato da uno spirale pittorica senza soluzione di continuità, capace di inglobare completamente gli astanti e di guidarli in un articolato percorso di rimembranza storica e di assoluto immedesimazione nel dramma della Shoah.
Chiamato ad eseguire il monumentale ciclo pittorico, Pupino Samonà opta per un intervento che contemperi un partecipato e profondo impegno politico-civile (derivante dalla sua lunga militanza comunista, ma anche dalla forte emozione suscitatagli dalla sacrolita del luogo) e una esigenza di ricostruzione storiografica d'assoluto coerenza con le peculiarità del suo lessico pittorico Affidandosi od un uso dei colori al contempo fortemente simbolico ed estremamente evocativo, e coniugando il tipico linguaggio di matrice futurista con una serie di mirati inserti dichiaratamente figurativi, Samonà mette in scena una sequenza narrativo di taglio cronachistico, con la quale rievocare puntualmente le vicende politiche italiane intercorse fra la fine della prima guerra mondiale e quella della seconda Si tratta di un vero e proprio "'rotolo della memoria", dispiegato all'interno della struttura architettonica con l'intento precipuo di immettere i visitatori in un turbine mnemonico di sollecitazioni visuali (col rinforzo dei suoni), che consentano di cogliere nella loro essenza sconvolgente l'immane tragedia e l'intera ignominia legate al maggior crimine perpetrato nel secolo trascorso.
Ricorrendo ad un supporto costituito da strisce di tela della lunghezza di 12 metri e della larghezza di 2,20 metri (preparate a gesso e vinavil, e montate su tubi Innocenti), ed adottando uno tecnica mista

 

improntata alla commistione fra tempere, carboncino e pennarello, il pittore siciliano mette in atto una scansione diacronica delle vicende, nella quale il colore e chiamato a definire la termico emotiva del ritmo drammaturgico. II nero, infatti, rappresenta il Fascismo, il rosso l'opposizione al regime e la Resistenza, il giallo gli ebrei, il bianco la borghesia ed il Cattolicesimo. La prima parte dell'intero resoconto vede il nero progressivamente imporsi su ogni altro colore, a testimonianza della nascita e del consolidamento della dittatura mussoliniana ai danni del sistema liberale il tutto si sviluppa in un aspro confronto con il rosso (che inizialmente indica le proteste operaie e gli scontri di piazza fra fascisti ed antifascisti, e successivamente la sequenziale eliminazione degli avversari politici, come Matteotti, don Minzoni, Gramsci, Turati ed i Rosselli), fino al completo e definitivo sopravvento della tonalità scura (a simboleggiare gli anni '30, con le guerre d'Etiopia e di Spagna e col forzato consenso delle masse). A seguire, si assiste a una netta ripresa del colore bianco, il cui contrasto con il nero allude alla caduta di Mussolini (ad opera del Gran Consiglio del Fascismo, nel luglio del '43) ed alla nascita del governo Badoglio. Negli sviluppi successivi risorge sempre più decisamente il rosso, a indicazione della Resistenza e della guerra partigiana, e soprattutto il giallo, con riferimento ad Auschwitz e quindi alla Shoah. Infine, nella parte conclusiva, il rosso torna a predominare, annunciando la liberazione e il crollo dell'ignobile dittatura nazifascista. Capitolo dopo capitolo, il racconto degli eventi viene articolato mediante una griglia visuale di derivazione futurista, caratterizzato da un dinamico sistemo lineare, che si diparte da tipici segni astrali aventi la funzione di fulcro narrativo La trama di linee curve include al suo interno simboli e figure riguardanti le vicende esaminate; ricorrono le falci e i martelli, ma soprattutto i ritratti dei tanti protagonisti di quel tragico periodo da quelli di coloro che hanno svolto un ruolo prioritario (come Gramsci e Mussolini), ai tanti volti anonimi di chi ha subito la scelleratezza altrui (come i tanti deportati, vittime innocenti d'una delirante ideologia). Fuse in un unicum perfettamente armonizzato, architettura, pittura, letteratura e musica divengono così grido di rabbia e di dolore, nonché denuncia e critica impietosa contro la follia dei totalitarismi. Memoria permanente, al di là d'ogni revisionismo e rimozione, destinata a riecheggiare senza posa nella coscienza dell'uomo contemporaneo.