Universitą degli Studi di Siena - Facoltą di Lettere e Filosofia
Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell'Arte - Anno accademico 1990-91
Tesi di Specializzazione in Storia dell'Arte Contemporanea
Candidata: Patrizia Allegra; Relatore: Prof. Enrico Crispolti

"Pupino (Mario) Samoną - Profilo di un pittore fra anni cinquanta e sessanta"

Il presente lavoro di indagine si propone di ricostruire il percorso artistico del pittore Mario Samoną, in arte come nella vita, Pupino, cercando di individuare i momenti salienti della sua produzione che abbraccia un arco di tempo assai esteso, dagli anni Cinquanta fino ad oggi. Ripercorreremo dunque assieme a lui lo svolgersi storico del suo fare artistico, da cui emerge una struttura se non da autodidatta, quasi oserei dire da "indipendentista", e dove, nonostante cio', si vengono a focalizzare due incontri importanti: quello con Balla, nel 1952, e quello con Corrado Cagli, alla fine del 1955. Furono pero' due incontri diversi, uno piu' lirico, l'altro piu' dialettico, e forse proprio per questo piu' prolungato nel tempo (fino agli anni '60 -' 62). Si tratta di scambi costituiti da sottili comunicazioni, ma forieri di un piu' forte istinto a proseguire sulle tracce di un percorso personale, cocciuto, fatto di impulsi, pause, rovellamenti, spinte, silenzi e mutamenti improvvisi, periodi di enorme produzione e ritorni al passato, miscelati pero' agli ultimi risultati raggiunti, fino ad una piu' precisa scelta che si colloca agli inizi degli anni Sessanta, in coincidenza con lo stimolante incontro con Topazia Alliata e l'attivitą alla Galleria Trastevere (piazza in Piscinula 13), da lei aperta nel 1959.

Gli esordi di Pupino, anche attraverso il colloquio con Topazia Alliata, si delineano come un grande incontro con la natura, quella siciliana in particolare, e specie agli inizi: cortecce d'alberi, pale di fichi d'india trasportati e utilizzati matericamente (1954). Tuttavia, pressocche'‚ negli stessi anni (1956-1957), viene precisandosi una cosciente scelta dell'artista verso l'astratto. Inizia cosi' una serie di cerchi, "cicli", "cicloidi" del pittore (il primo e' del 1956, collezione Topazia Alliata), realizzati con tecnica a spruzzo (tecnica in quel periodo adottata anche da Cagli). E sarą proprio questo il via ad una ricerca, non ancora interrotta, che coprirą tutti gli anni Sessanta e Settanta.

Sempre piu' urgente ed intenso si farą il dialogo cosmico, lucido, se cosi' si puo' dire, eppure intriso di liricitą tra sogno, ragione e pazzia che forse puo' avere attinenza con l'implicita domanda, dettata dall'"isolanitą", del cosa c'e' oltre il mare, del cosa c'e' oltre e, al tempo stesso, dalla certezza che c'e' altro.

L' "epifania lirica", di Samoną, di cui gią parlava Enrico Crispolti nel dicembre 1970 (cfr. E. Crispolti, Erotismo nell'arte astratta e altre schede per un'iconologia dell'arte astratta, Palermo 1977, pp. 203-205), si e' moltiplicata durante gli anni Ottanta con un'impronta sempre piu' definita come "Simbolo primario", vitale e perentorio rintracciabile ancora e ripetutamente come in un piccolo cartoncino offerto alla nonna Duchessa D'Archirafi nel 1960, ma certamente di molto precedente, dove e' presente in nuce tutto cio'.

Il nostro studio si propone, dunque, di ricostruire il profilo del pittore Mario (Pupino) Samoną, da troppi anni dimenticato dai critici e dalle gallerie e di cui, fin'ora, mancava un'analisi storica che abbraccia un lungo arco di tempo: dal 1925 ad oggi.