il manifesto
Martedì 18 settembre 2006

PUPINO SAMONÀ, ALL'OMBRA DI GIORDANO BRUNO

La ricerca che lo teneva impegnato negli u1timi tempi era un particolare tipo di rosso, un rosso assoluto che poi era riuscito a sintetizzare, quasi un simbolo della ricerca artistica e dell'attività politica che lo avevano accompagnato nel corso della sua vita: Pupino Samonà, ben conosciuto nella scena artistica, è scomparsao all'alba di venerdì scorso a Palermo, dove era nato nel 1925, appartenente a una famiglia di antica tradizione. A Palermo era anche tornato a vivere negli ultimi anni e qui gli era stata dedicata una grande mostra dal titolo "Dalla partenza al ritorno" comprensiva della sua intera attività di artista. Comunista fin dal '43, nel '49 si trasferì a Roma; dove frequentò Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato e Piero Dorazio partecipando al movimento delle avanguardie. Dopo un viaggio in Polonia nel '52, al suo ritorno incontrò Giacomo Balla che aveva lo studio vicino al suo e lo influenza profondamente: il futurismo che in quegli anni sembrava esaurito, lo ha accompagnato in maniera vitale soprattutto per il concetto di dinamismo, inteso anche come sperimentazione costante, come l'uso del nebulizzatore fin dagli anni '50 che caratterizzò la pittura "a spruzzo" e1'aerografo utilizzato anche da Corrado Cagli. La sua ricerca era una combinazione di arte e scienza, energia,creativa e rigore geometrico. Dal segno a china, a matita, alla gouache e alla tempera sui temi del pesce/occhio/arco, al volo delle rondini, al rapporto terra - fuoco fino al navigatore dello spazio delle opere degli anni '90, nel mezzo, ci sono i grandi cerchi astrali dietro cui si intuisce la sua caratteristica di lettore e studioso che si spinge fino alle filosofie orientali. Dalle palme di fico d'india al cosmo, procedeva sul cammino indicato da Giordano Bruno. Samonà ha esposto in tutto il mondo, da Londra a Beirut; da Gerusalemme a Basilea, da Monaco a Mosca.
Un'opera in particolare lo ha reso famoso, il "Memorial di Auschwitz": nel 1980, su richiesta dell'Associazione nazionale ex deportati e in collaborazione con lo studio "Bbpr" di Milano (Gianluigi Banfi, Lodovico Belgiojoso, Alberico Belgiojoso ed Enrico Peressutti), con Nelo Risi come coordinatore, aveva realizzato una lunga pittura elicoidale che avvolgeva i visitatori in una spirale della memoria, tunnel acceso anche dalla musica di Litigi Nono o dalle parole di Primo Levi. Gli studi per la `realizzazione dell'opera furono poi esposti a Palazzo Barberini nell'80.
Da quegli anni crebbe il suo interesse per la scienza e in particolare l'applicazione dell'informatica alla pittura. Nel 2004 Roma celebrava i sessant'anni della sua `carriera artistica con una grande mostra nel Complesso del Vittoriano e nello stesso anno la Presidenza del Consiglio dei ministri gli conferì il "Premio per la cultura 2004", per il contributo determinante dato all'arte italiana dal dopoguerra.