La vita e le opere
(dal 1950 al 1960)

Nel 1950, ha luogo la sua prima mostra personale, che si tiene alla galleria la Cassapanca di Roma. In quello stesso anno, effettua un viaggio in Polonia e soprattutto inizia ad esercitarsi col nebulizzatore, intraprendendo quella pittura "a spruzzo" che lo caratterizza a tutt'oggi. In coincidenza con l'inizio di questa ricerca di natura tecnica, sospende per ben tre anni la vera e propria produzione.

Il 1952 è l'anno in cui avviene il primo degli incontri "salienti" della sua vita artistica, quello con il grande futurista Giacomo Balla, in grado di esercitare un influsso permanente sul suo lessico pittorico. A fare da tramite è il poeta e pittore siciliano Sebastiano Carta (anch'egli avanguardista e futurista), che presenta Pupino al maestro torinese in occasione di un incontro al bar Mazzini. La vicinanza dello studio di Samonà (in via Oslavia) a quello di Balla favorisce l'inizio d'una assidua frequentazione che assume i caratteri d'un rapporto fra discepolo e maestro. Non a caso, a distanza di anni, quell'evento viene così rievocato da Pupino: "Quando mi invitò al suo studio, mi impressionò quel senso di velocità nell'aria e fu un vero e proprio avvicinamento alle poetiche del pensiero moderno. Guardando lo studio sulla Velocità dell'elica o Le compenetrazioni iridescenti o il Mare vento pensai che l'occhio poteva trasmettere al pensiero forme differenti da quelle apparenti e sicuramente più essenziali. Probabilmente, sull'esempio di Balla, imparai ad esprimere il mio senso dell'energia ... energia come movimento, come dinamica. Balla è stato il mio maestro ideale." Matura proprio in quegli anni la progressiva metamorfosi della pittura di Samonà, che, dopo dei timidi esordi figurativi ed un primo periodo "botanico" (contraddistinto dalla impressione sulla tela delle tracce rilasciate dalle trame reticolari delle foglie di fichi d'india e delle ombre di quelle d'Eucaliptus mediante la pittura a spruzzo), assume quel dinamismo visuale di matrice futurista e quel carattere cosmologico presenti ancora oggi.

Nel 1954, incontra Topazia Alliata, con la quale stabilisce uno stretto sodalizio destinato a durare fino al 1969; l'aristocratica siciliana viene investita del ruolo di principale curatrice ed organizzatrice delle sue mostre. Inizia così una serie di eventi espositivi che, in quel medesimo anno, lo porta, con una personale, alla sezione Filippo Turati del P.S.I. di Palermo.

Nel 1955, avviene l'altro incontro "saliente" ai fini della sua crescita artistica: quello con Corrado Cagli. In questo caso, a fare da intermediaria è proprio la Alliata, che invia Pupino Samonà dal grande artista marchigiano con una sua lettera di presentazione. La frequentazione si rivela assai feconda soprattutto da un punto di vista intellettuale, in quanto si stabilisce fra i due un rapporto di carattere dialettico, che favorisce il superamento, da parte del pittore siciliano, di ogni possibile residuo provinciale e l'apertura - anche grazie alle discussioni con la stessa Alliata, col poeta Emilio Villa e col fisico Marcello Beneventano - verso nuovi orizzonti di pensiero. Particolarmente proficuo si dimostra il confronto sulle teorie psicoanalitiche di matrice junghiana, riguardanti i concetti di archetipo e di inconscio collettivo, sui quali Cagli ha strutturato la sua determinante idea di "primordio". Inoltre, in quello stesso periodo, i due pittori si trovano accomunati da analoghe sperimentazioni con l'aerografo, con reciproche influenze sul piano della ricerca delle migliori soluzioni e applicazioni di tipo tecnico. II 1955 è anche l'anno di tre importanti collettive: I sette pittori sul Tevere e il 1° Salone d'Estate, tenutesi a Roma, e le rassegne di pittura del Palazzo Comunale di Perugia e del Palazzo Comunale di Anagni. Proprio in occasione della mostra de I sette pittori sul Tevere (organizzata insieme alla Alliata e ad Emilio Villa), si profila uno dei caratteri espliciti del suo agire di pittore, ovvero quell'idiosincrasia e quel disinteresse per i critici "ufficiali" ed il mercato che ne tipizzano l'atteggiamento ancora oggi (non a caso all'ingresso dell'esposizione campeggia un cartello con la scritta lapidaria: "Ammessi i cani e le biciclette, proibito l'ingresso ai mercanti e ai critici").

II 1956 vede maturare la definitiva svolta cosmologica, con la comparsa di quelle immagini astrali che sono destinate a divenire una costante della sua pittura; a tal proposito, si rivela determinante la conoscenza e l'analisi dei fenomeni chimico-fisici correlati alle trasformazioni dell'energia (e in particolare del concetto di entropia), cui egli perviene attraverso le intense e lunghe chiacchierate col fisico Marcello Beneventano. Espone alla galleria Appia Antica di Roma, alla galleria Numero di Firenze e alla galleria Dell'incontro di Roma, manifestando in maniera sempre più chiara e netta quei caratteri di autonomia e di indipendenza rispetto alle mode dominanti ed agli interessi del mercato, che divengono uno dei connotati proverbiali del suo intero fare artistico (non a caso, l'amico poeta Emilio Villa scrive che "...Difficilmente critici e pittori potranno capire o giustificare una pittura come quella di Samonà..."). Partecipa anche a diverse collettive: alla Quadriennale d'Arte ed al II Salone d'Estate a Roma, e all'esposizione al Circolo di Cultura a Palermo.

Nel 1957, è presente in Germania alla collettiva che viene allestita alla galleria Austellungleitung Gaudenck di Monaco.

Nel 1958, si tiene la sua prima personale alla galleria Trastevere di Roma; espone alla galleria Poter di Milano, partecipa inoltre a due mostre collettive, alla gallery One di Londra ed alla galleria II Giorno di Milano.

Nel 1959, allestisce due personali: alla galleria Trastevere di Roma e al 1° Premio di Pittura di Perugia.

Gli anni '50 sono inoltre costellati di numerosi viaggi in nord-Africa (nel 1956, nel 1958 e successivamente nel 1960) e di svariati soggiorni londinesi (nel 1954, nel 1958 e poi nel 1962). Conosce lo scrittore americano Kerouac, per il quale realizza dei disegni destinati a illustrare una raccolta di poesie; il progetto però non giunge a compimento. In questi stessi anni conosce e frequenta assiduamente il poeta Sandro Penna.
Gli anni '60 vedono il definitivo consolidamento del suo peculiare e visionario lessico pittorico di stampo cosmologico; un lessico derivante dall'ibridazione del dinamismo visuale di ascendenza futurista con le teorie dell'astrofisica e della chimica, posto in essere attraverso quei sottili giochi tonali dei colori a tempera, ottenuti grazie al sapiente ricorso al nebulizzatore.