La vita e le opere
(dalla nascita al 1950)

Mario (Pupino) Samonà nasce a Palermo il 19 luglio del 1925.

II padre, Alberto, è un imprenditore, la madre, Rosa Vanni di Archirafi, discende da una storica famiglia siciliana. L'ambiente familiare si rivela da subito fortemente stimolante e formativo. Lo zio paterno, Giuseppe, noto architetto, infatti, allorché Pupino comincia a dedicarsi alla pittura, manifesta un immediato e grande interesse per l'attività del nipote, sostenendolo e cercando di stabilire dei contatti con importanti artisti italiani del '900 (per l'esattezza, con Giuseppe Capogrossi, che presta ampia attenzione ai tentativi del giovane pittore siciliano, e con Bruno Zevi, che viceversa ne stronca sbrigativamente l'operato). Altrettanto influenti si rivelano le figure dei due cugini, Carmelo e Giuseppe Paolo, entrambi scrittori, i quali esercitano una significativa influenza sulla sua maturazione psicologica.

Spirito autonomo e libertario sin dalla infanzia e dalla adolescenza, Pupino avverte come troppo cogenti e restrittive le regole della buona società palermitana, maturando un'impellente esigenza di evasione che si traduce ben presto in una serie di radicali scelte di vita.

Non a caso, nel 1943, si avvicina per la prima volta al Partito Comunista Italiano, optando per una ideologia "rivoluzionaria" cui rimarrà fedele per tutta la sua vita. Nel maggio del 1947, compie il primo viaggio a Roma col preciso intento di rimanervi; ma ritorna a Palermo dopo soli tre mesi. Si tratta comunque della prima di una serie di "fughe", che culmineranno successivamente col definitivo distacco dalla città natale. In questo stesso anno, decide di abbandonare gli studi di Giurisprudenza ad un passo dalla Laurea, spinto dall'evidente urgenza di imprimere una svolta alla propria vita.

Nel 1948, compie un viaggio a Venezia con l'amico Bruno Caruso per andare a vedere la Biennale. L'esperienza - in particolar modo la diretta presa di visione delle opere di Klee - funge da "catalizzatore", dando forza e concretezza all'intenzione di dedicarsi all'attività artistica. Rientrato a Palermo, decide di ripartire per Roma, ove si stabilisce definitivamente nel 1949, prendendo casa in via Cheren insieme all'amico musicologo Giuseppe Cupani. Il periodo '48-'49 è contraddistinto da viaggi a Parigi ed a Bruxelles, da ritorni estivi in Sicilia, e soprattutto da fertili frequentazioni con intellettuali siciliani quali il maestro Daiala (allora direttore artistico del teatro massimo di Palermo), il fotografo Enzo Sellerio e Alberto Monroy. A Roma, conosce e frequenta giovani pittori astrattisti, quali Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato e Piero Dorazio, tutti destinati a giocare un ruolo di primo piano sulla scena artistica italiana ed internazionale e che contribuiranno a fargli maturare una analoga scelta di carattere linguistico.