VINCENZO MARIO VITA

Presentazione della antologica
Pupino Samonà 50 Anni Di Ricerca

al Vittoriano di Roma, luglio 2004

L'opera di Pupino Samonà attraversa qualcosa come cinquant'anni di pittura italiana. Forse è addirittura indispensabile partire da questa constatazione. Perché se è vero che il suo percorso artistico è stato tanto lungo da avere molti incontri con le fondamentali correnti del Novecento, è altrettanto oggettivo osservare che il tratto più caratteristico, la sigla inconfondibile del suo lavoro consiste in una tenace autonomia creativa, nella convinta difesa dell'indipendenza della propria vocazione. Sarebbe tuttavia erroneo pensare a una scelta di segregazione voluta dall'artista. Meglio dire che Samonà è stato parte della dialettica italiana nelle arti visive, e sarebbe anche interessante contare la molteplicità dei messaggi da lui scambiati con altri artisti nel travaglio del XX secolo; ma tutto ciò egli ha realizzato procedendo, per così dire, sul ciglio della strada, come per non perdere la totalità di un proprio campo

visivo, la complessità di suggestioni e tentazioni cromatiche che soltanto da quel punto poteva cogliere nella loro processualità. Pupino Samonà appartiene a quella non larga cerchia di pittori contraddistinti dal particolare che in loro il passo dell'uomo non sopravanza (e viceversa) il passo dell'artista. E ciò spiega come un pittore di segno così evidentemente astratto dia luogo a un'arte fortemente emotiva, lirica, dove segno e colore si intrecciano e scambiano funzioni e messaggi nel dilemma tra visione e realtà. Mi pare che questa mostra sia un'occasione per rivisitare un percorso artistico di assoluto spessore, attraverso una pittura che, in definitiva, ha il pregio di testimoniare l'assoluta compatibilità tra una determinatissima coerenza estetica e un'espansione altrettanto assoluta dell'estro, dell'indipendenza, cioè, lirico-fantastica.