L'Unità
Domenica 16 settembre 2006

L'ULTIMO AEREO VOLO DI PUPINO SAMONÀ

È morto l'altra notte a Palermo, in seguito ad una crisi respiratoria, il pittore Pupino Samonà, considerato fra i maestri dell'arte contemporanea italiana. Samonà aveva 82 anni e apparteneva a una storica famiglia siciliana. Nel 1949 si era trasferito a Roma, dove aveva partecipato attivamente all'ambiente avanguardistico della capitale. Dopo aver esposto in tutto il mondo, da Londra a Beirut, da Gerusalemme a Basilea, da Monaco a Mosca, nel 2005, in concomitanza con il compimento del suo ottantesimo anno di età, Samonà aveva deciso di tornare a vivere a Palermo. Lo scorso anno, la Provincia di Palermo gli ha dedicato una grande antologica, dal titolo Dalla partenza al ritorno, per celebrare la carriera di uno dei maestri dell'arte contemporanea italiana e il suo ritorno nella città natale. Un anno prima, era stata Roma a celebrare i sessant'anni della sua carriera artistica con una grande mostra nel Complesso del Vittoriano, dedicata al tema della luce e nella quale, come ha sottolineato Vincenzo Vita, assessore alla Cultura della Provincia, ricordando con affetto e rispetto l'artista, erano emerse le grandi qualità umane ed artistiche di Samonà. Per decenni, Pupino Samonà, ha portato avanti una peculiare ricerca che ha combinato arte e scienza, energia creativa e rigore geometrico, in un incessante susseguirsi di tessiture tra sogno e realtà. Nel 2004, la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva conferito a Samonà il "Premio per la cultura 2004", per il contributo determinante dato all'arte italiana dal dopoguerra.
Il percorso a ritroso inizia con i primi disegni in bianco degli anni '40 e '50, che anticipano la ricerca di Samonà nella pratica del segno a china, a matita, nella gouache e nella tempera e sono il preludio a quella che diventerà, dal punto di vista dei contenuti, una frequentazione assidua, ovvero il tema del pesce/occhio/arco, il volo delle rondini, il rapporto terra/fuoco e il piccolo personaggio-navigatore che viaggia nello spazio, ricorrente nelle opere degli anni Novanta.
Sul finire degli anni Cinquanta si sviluppa poi la linea della pittura, più "grave", intensa, meno ironica e lieve. Samonà rappresenta i primi grandi cerchi astrali e prova un metodo personalissimo, basata sull'uso di palme di fichi d'india essiccate e altri materiali naturali di recupero.
Ma non si può provare a raccontare l'arte di Samonà senza ricordare il contributo fondamentale che diede alla sua formazione il Futurismo italiano. Fondamentale in questa direzione fu l'incontro con Giacomo Balla, suo "vicino" di studio nel quartiere romano di Prati. Da qui, l'uso originale del nebulizzatore - che Pupino Samonà "scopre" nel '50, e che dà origine alla sua caratteristica pittura "a spruzzo" - e l'aerografo, strumento che condivide con l'artista anconetano Corrado Cagli. Il suo nome resterà indelebilmente legato al Memoriale di Auschwitz: nel 1980, su richiesta dell'Associazione nazionale ex deportati e in collaborazione con lo studio BBPR di Milano Samonà ha infatti realizzato il monumentale memorial di Auschwitz, in onore delle vittime italiane del lager.