La Repubblica
Domenica16 settembre 2006

MORTO SAMONÀ L'ARTISTA DI AUSCHWITZ

Paola Nicita

Un anarchico in guanti di velluto,distante eppure partecipe alle vicende di una vita avventurosa e rocambolesca. Pupino Samonà era un pittore, e non solo, era piuttosto un personaggio siderale, forse anche sulfureo, che amava astrarre e tenere per sé le linee essenziali dei caratteri delle persone che gli piacevano, delle situazioni che amava o di quelle in cui si veniva casualmente a trovare. Se ne è andato ieri, nella sua Palermo dove era tornato dopo oltre quarant'anni di vagabondaggio felice, di mostra in mostra, di pittura in pittura, per approdare in una casa con terrazza alla Noce, da dividere con Jeanine, l'amata compagna di una vita.
Quando era arrivato in città, due anni fa, si era portato dietro i quadri dipinti in tutti questi anni, raccogliendoli da varie parti del mondo. Li teneva sulla terrazza, impacchettati alla bell'e meglio e diceva: "Devo ancora trovare dove metterli. Intanto stanno qui, poi vedremo. Certo che occupano un bel po' di spazio, sono proprio tanti".
Immancabile la sigaretta, come i suoi amati cani che in tante foto sono comprimari nei ritratti dell'artista, nello studio oppure a mare, per un tuffo da condividere.
"Perché sono tornato? - diceva Pupino Samonà con aria svagata - Perché mi piace la lingua, questo suono così particolare, mi piacciono la cucina e la luce" Sembrava che questi elementi fossero per lui, davvero nuovi li osservava con divertita distanza. In realtà Pupino Samonà era nato a Palermo nel 1925 e nel 1949 aveva deciso di andare via, immediatamente diretto verso Roma. Lì, in quegli anni, la vita culturale era molto attiva e si intrecciava strettamente con la politica e le scelte più estreme. Il "conflitto" tra figurativo e astratto diventava una battaglia da combattere politicamente, senza esclusione di colpi. E così Pupino Samonà, che si dichiarava apertamente comunista, non esitava a mettersi contro le intellighenzie più in vista del suo stesso partito, come Renato Guttuso.
Entrambi bandiere rosse della cultura, entrambi incrociavano Karl Marx e i salotti del bel mondo, i "compagni" e le frequentazioni della nobiltà. Pupino non risparmiava certo i giudizi al vetriolo, e di Guttuso diceva: "Tra di noi non c'era nessuna simpatia. Per ragioni politiche eravamo nello stesso partito, ma mentre lui lo sfruttava, io non ho mai chiesto niente. Come me, da Renato si allontanarono tanti altri amici artisti: Turcato, Franchina, Consagra. Noi eravamo i maledetti, lui si faceva benedire".
Riguardo alla disputa fra astrazione e figura, il pittore con grande coerenza non ebbe mai: la sintesi dell'astrazione e era quella che più si avvicinava al suo modo di sentire, il rigore della geometria e la tensione della linea possedevano la necessaria carica emotiva per raccontare i temi della modernità e fissare su tela l'energia che finalmente riusciva a catturare. In tal senso, Samonà ebbe sempre a riconoscere il ruolo emblematico di un altro artista, Giacomo Balla, emblema creativo del Futurismo, che l'artista palermitano aveva come vicino di studio nel quartiere romano di Prati. "Un pittore fondamentale -diceva Samonà- che avrebbe segnato per sempre la mia esistenza".
Altri incontri uni portanti dal punto di vista della formazione e degli interessi furono quelli con il fisico Marcello Beneventano e con il chimico Luigi Campanella: nasce così l'interesse per 1'energìa, da cui scaturiranno le serie pittoriche denominate Cosmologie, Esplosioni, Implosioni, Eclissi, Energie parallele: è la pittura astrale che giunge subito dopo gli anni Cinquanta, superando un primo interesse per la botanica. Arte e scienza convivono perfettamente nell'opera di Samonà, trovano uno scambio fruttuoso e virtuoso. Il sogno di dipingere l'intangibilità del movimento, destrutturare la materia per raggiungerne il cuore pulsante, diventa realtà nelle sue opere. Opere che immediatamente sono apprezzate e collezionate: arrivano tra le mani della collezionista più importante del mondo, Peggy Guggenheim, che annovera Samonà tra i suoi artisti preferiti.
Un'altra donna importante è Topazia Alliata, siciliana come lui, che lo chiama a realizzare mostre e progetti. Di lei il pittore ricordava: "Un incontro speciale fu quello con Topazia, gallerista eccezionale e coraggiosa, con la quale ci fu una lunga e intensa amicizia".
Il lavoro più importante realizzato da Samonà fu certamente il Memoriale di Auschwitz: venne chiamato dallo studio di architetti Bbpr e da Nelo Risi a realizzare un ricordo dei deportati italiani,con le musiche di Luigi Nono. A proposito di quell'impegno, Pupino Samonà diceva: "Un lavoro estenuante, di grande responsabilità. Ho letto i terribili documenti delle SS e fumato 200 sigarette al giorno. E quando ho finito ho avuto difficoltà a dipingere ancora, mi sembrava ormai tutto senza senso". Nel 2004 gli era stato conferito il Premio per la cultura della Presidenza del Consiglio, mentre lo scorso anno il Loggiato San Bartolomeo ha ospitato una antologica a lui dedicata.
Della sua arte, Pupino Samonà diceva "Cerco qualcosa che non troverò mai".