LUIGI MARCUCCI

Presentazione Mostra di SamonÓ (studi, disegni), Galleria Kama Studio, Roma 30 giugno 1977


Si pu˛ non essere d'accordo, ma non si pu˛ non amare SamonÓ perchŔ la sua vita Ŕ coerente; il suo sentimento ha, dell'artigiano puro, l'incanto del segno e della decisione formale.

Sfuggire oggi alle catene di montaggio che mercificano e quantificano l'artista e l'opera d'arte Ŕ difficile; e quando il candore di una produzione, non falsamente ingenua, e caricato invece di cultura sottile ed inquietante, viene a contatto del pubblico, si pu˛ dire che si ripete il miracolo dell'arte come dono.

SamonÓ Ŕ presente negli anni Sessanta, inserito in quella rivoluzione artistica che si Ŕ prodotta a Roma, ma che purtroppo, come emigrante, ha trasferito il suo patrimonio culturale altrove, all'estero, e da oggi ci viene riproposta attraverso i canali della produzione di massa come novitÓ.

Del resto Ŕ realtÓ non di oggi: in Italia, all'insegna di un provincialismo culturale, ci si affanna ad esaltare i risultati che provengono dall'estero non approfondendone le cause e le origini, magari accadute in Italia. E’ di questo periodo l'uscita di un libretto falsamente informativo e denigratorio su Giacomo Balla; altri ancora si meravigliano, su un autorevole quotidiano, che l'artista italiano abbia cosý poco spazio all'estero, quando responsabili di ci˛ sono anni di insipienza, di pigrizia, di calcolo egoistico nel gioco interno del dare e dell'avere.

Scrivo ci˛ perchŔ Ŕ necessario ribadire che questa mostra di SamonÓ Ŕ una rara occasione di meditare sul perchŔ solo occasionalmente, ed in termini ancora avventurosi, si eserciti una politica culturale e critica, e se si deve aspettare che termini ancora, come per Sandro Penna, l'operare di un artista puro ed autentico come SamonÓ.