TONI MARAINI


Paladino solitario, Samonà ha trovato "pane per i suoi denti" (e concetti per le sue immagini) in quelle scoperte della scienza che hanno aperto nuovi orizzonti sulla conoscenza dei fenomeni fisici, sulla materia e l'energia, sulle dimensioni dei mondi interstellari. Con l'applicazione, caparbia, pragmatica eppure visionario dedizione di un alchimistane ha elaborato una poetica pittorica.

La questione non è nuova per l'arte, da sempre sedotta dall'idea del mondo inteso come un vasto laboratorio. Per restare nel nostro secolo, prendiamo l'esempio - qui rilevante - di Giacomo Balla. Nella notte del 7 novembre 1914, il pianeta Mercurio doveva passare davanti al sole e Balla, appassionato di astronomia, aveva preparato il suo cannocchiale per osservare il fenomeno. Osservarlo da artista, si intende; cioè pronto ad elaborare nuovi processi inventivi e di concezione immaginaria per rendere un evento di eterna antichità. Fu così che, per mesi, egli lavorò a una serie di schizzi e di disegni capaci di raffigurare in pittura quell'evento astrale notturno. Per farlo adeguatamente, usò i mezzi pittorici da lui elaborati. Nei suoi disegni e quadri sul "Passaggio di Mercurio", "densità di atmosfera", "interpretazioni di luci", "linee di forza e linee di velocità", segmenti di spazio e di ombre confluiscono verso un punto di rifrazione luminosa. Samonà, pittore che troppo spesso critici e galleristi si ostinano a ignorare, è invece uno dei rari artisti che in questo fine di secolo abbia realmente capito certe conquiste del futurismo (quello, cioè, che del futurismo è rimasto come in sospeso, non digerito, nella cultura italiana) e che abbia ereditato l'esperienza di Balla. Se è vero, come conferma Borges, che ogni autore "crea i propri predecessori" - cioè, li definisce retrospettivamente, con la propria presenza nella storia, e li evidenze in una sorta di genealogia capovolta -, allora affermeremo senza esitare che Samonà è venuto a dare corpo e significato alla eredità di Balla. A trasformarla e portarla avanti rendendola operativa per il prossimo millennio.

La sua tecnica pittorica elabora zone di transizione, sfumature, trasparenze, per ricollegare tra loro le forme in un modo dinamico. "Si troverà di più nel reale nascosto che nei dati immediati" ha scritto Gaston Bachelard. E’ questo reale nascosto, che prende il volo da favole di scienza, che viene esplorato da Samonà.