La Sicilia
Domenica 16 settembre 2006

ADDIO AL MAESTRO PUPINO SAMONÀ

È morto nella notte tra venerdì e ieri a Palermo, in seguito ad una crisi respiratoria, il pittore Pupino Samonà, considerato fra i maestri dell'arte contemporanea italiana. Lo scorso anno, dopo Roma, Palermo aveva celebrato i 60 anni di carriera artistica con una grande antologica. Samonà era nato a Palermo nel 1925, da una storica famiglia siciliana. Nel 1949 si trasferisce a Roma, dove partecipa attivamente all'ambiente avanguardistico della capitale. Dopo aver esposto un po' in tutto il mondo, da Londra a Beirut, da Gerusalemme a Basilea, da Monaco a Mosca, nel 2005, in concomitanza con il compimento del suo ottantesimo anno di età, decide di tornare a vivere a Palermo. Lo scorso anno, la Provincia regionale di Palermo gli aveva dedicato una grande antologica, dal titolo "Dalla partenza al ritorno", per celebrare la carriera di uno dei maestri dell'arte contemporanea italiana e il suo ritorno nella città natale. Un anno prima, era stata Roma a celebrare i sessant'anni della sua carriera artistica con una grande mostra nel Complesso del Vittoriano. Per decenni, Pupino Samonà, ha portato avanti una peculiare ricerca che ha combinato arte e scienza, energia creativa e rigore geometrico, in un incessante susseguirsi di tessiture tra sogno e realtà. Nel 2004, la presidenza del Consiglio dei ministri aveva conferito a Samonà il "Premio per la cultura 2004", per il contributo determinante dato all'arte italiana dal dopoguerra. Il percorso a ritroso inizia con i primi disegni in bianco degli anni '40 e '50, che anticipano la ricerca di Samonà nella pratica del segno a china, a matita, nella gouache e nella tempera e sono il preludio a quella che diventerà, dal punto di vista dei contenuti, una frequentazione assidua, ovvero il tema del pesce/occhio/arco, il volo delle rondini, il rapporto terra/fuoco e il piccolo personaggio-navigatore che viaggia nello spazio, ricorrente nelle opere degli anni '90. Sul finire dei '50 si sviluppa poi la linea della pittura, più "grave", intensa, meno ironica e lieve. Samonà rappresenta i primi grandi cerchi astrali e prova un metodo personalissimo, basata sull'uso di palme di fichi d'india essiccate e altri materiali naturali di recupero. Il risultato sono composizioni più scabre ed essenziali, ma non per questo meno complesse. Ma non si può provare a raccontare l'arte di Pupino Samonà senza ricordare il contributo fondamentale che diede alla sua formazione il Futurismo italiano. Fondamentale in questa direzione fu l'incontro con Giacomo Balla: per Samonà fu lui il "il maestro ideale", il timoniere che lo traghettò verso le affascinanti terre della modernità, della velocità, dell'energia, del movimento. Concetti che, sul piano tecnico, l'artista palermitano tradusse in.un'incessante ansia di provare, sperimentare: da qui, l'uso originale del nebulizzatore e l'aerografo.