Il Giornale di Sicilia
Domenica 16 settembre 2006

ADDIO A SAMONÀ, UNO DEI PIÙ GRANDI ASTRATTISTI ITALIANI

Emilia Valenza

MI CONSIDERO un paesaggista dell'universo - si ferma a riflettere Un po' poi aggiunge - mediterraneo" e nelle. sue parole si proietta quel luccichio emozionato degli occhi che avevano scelto di ritornare a guardare i colori e registrare le atmosfere della sua terra natia. Pupino Samonà era tornato a Palermo da due anni e questa città lo aveva accolto con una antologica dal titolo dalla "Partenza al ritorno", un dovuto riconoscimento ad un artista che aveva scelto di lasciare la Sicilia definitivamente nel 1949 a ventiquattro anni e vi aveva fatto ritorno a ottant'anni compiuti.
Uno spirito brioso e una curiosità vivace lo muovevano nella sua incessante ricerca delle "energie particolari", quelle che muovono gli astri e i pianeti, che generano la luce, che combinano la materia, e tutto ciò prendeva corpo, o meglio sostanza luminosa, nei suoi dipinti e negli innumerevoli disegni che precedevano la realizzazione dell'opera.
Una figuratività scarna ed essenziale connota la fase iniziale della sua produzione, negli anni quaranta e cinquanta, insieme ad una serie di disegni a matita e a china, di gouache, che hanno come oggetto il tema del pesce, dell'occhio, della linea curva, preludio di ciò che sarebbe stato il fulcro della sua opera successiva.
Dal 1978 al 1980 Samonà prende parte alla realizzazione del Memorial di Auschwitz, in onore delle vittime italiane del Lager, in collaborazione con lo studio di architettura BBPR (i Belgiojoso, Banfi, Pressutti), con il musicista Luigi Nono e il poeta Nelo Risi. Un ciclo pittorico figurativo ad andamento elicoidale di grande espressività drammatica, che assurge a monumento alla libertà negata. Alla fine del 2005 è stato insignito del "Premio speciale per la Cultura - sezione Arte" dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, un premio che viene assegnato a personalità di indubbia creatività.
Dotato di grande intuizione e di un interesse smodato verso la scienza, studioso dei fenomeni fisico-chimici, e di cosmologia in particolare, riuscirà a coniugare, grazie ad una grande sensibilità cromatica, la lezione di Balla, l'artista futurista che Samonà definiva "il mio maestro ideale", con ciò che apprendeva dalle lunghe chiacchierate con il fisico Marcello Beneventano, per pervenire ad una pittura emotivamente intensa, evocativa di spazi insondabili, ma anche di una interiorità profonda, anch'essa impenetrabile, pur nondimeno luminosa.
Una pittura che nel tempo saprà restituire il ricordo di un artista che ha saputo trasformare la sua conoscenza in coscienza e la sua arte in una lirica visione dell'universo.