LE OMBRE DEL COSMO

Le liriche figurazioni lunari di Pupino Samonà

Riassume una cinquantina d'anni d'attività pittorica la mostra "Pupino Samonà dalla partenza al ritorno", che ha luogo a Palermo (catalogo a cura di Piero Caldarera ed Emilio Vinti, Edizione Corimbo, Palermo). Dal primissimo periodo palermitano alle opere della maturità, dunque, le quali si caratterizzano per l'insistito e risolutivo uso dell'areografo, da Samonà utilizzato in chiave d'evocazione epifanica essenzialmente lirica, introspettiva, in una ricorrenza di presenze circolari, lunari più che solari, dispiegate in quelli che chiamava "Cicli' e"Cicloidi°. È l'aspetto più noto del suo lavoro, certamente il più lirico ed evocativo. Mentore e sponsorizzatore critico della sua ricerca fu Emilio Villa, che è stato il maggiore interprete, a Roma, dove il giovane siciliano si era precocemente insediato, e dove ha svolto la maggior parte della propria attività creativa. "Cicli" e "Cicloidi" sono nati all'inizio degli anni '60 quale superamento di quelle che Villa aveva definito "diciture colorite", praticate

 

dalla metà degli anni '50, in modi materico-gestuali e pur già in chiave di rivelazione lirica. Queste apparivano epifanie di un simbolo cosmico, ma non in senso di proiezione visionaria, quanto in termini lirici ed evocativi, dove più che a epifanie solari trionfanti s'assiste a situazioni d'eclissi, d'ambiguità di occultamenti. Ma Pupino ha lavorato anche in accenni figurativi pur sempre in una trepidazione lirica tutta interiore. Una misura che ricorre nei bozzetti delle sue strisce pittoriche immaginate nel progetto dei BBPR per un Memorial della deportazione italiana a Oswiecim, in Polonia, elaborate nel 1979, ove il ritmo dei "Cicloidi' si apre anche a riferimenti figurativi, puntualmente memoriali. Personaggio creativamente autonomo, defilato, appartenente a quella grande cultura evocativa dell'immagine che fu in particolare di Cagli, Pupino Samonà è uno degli artisti da riscoprire.

Enrico Crispolti